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Non dire mai «tanto ormai»


di Francesco Alberoni

Mi è capitato molto volte di lasciare un amico o un mio conoscente in condizioni disastrose, o di salute, o economiche, o di carriera. E mi domandavo, spaventato, come avrebbe fatto a resistere, come sarebbe andato a finire. E invece, rivedendolo dopo anni, l’ho ritrovato che stava bene, allegro, pieno di vita, con una nuova attività, qualche volta con una nuova moglie o un nuovo marito. E ho capito che, in realtà, non possiamo mai dire che una persona è finita perché tutti abbiamo enormi capacità che non utilizziamo e la vita ci offre sempre nuove opportunità, impensabili prima.
Ma forse c’è qualcosa di più profondo. Quando vieni duramente sconfitto o quando affronti una malattia mortale, ti allontani dalla realtà presente, ti ritiri in te stesso, è un po’ come se fossi morto. E quando ti riprendi, quando guarisci, è come se ti fosse data una seconda vita, e ti prende un desiderio febbrile di fare, di avere nuove esperienze. Un mio amico molto avanti negli anni, guarito da un tumore giudicato incurabile, si è comperato una bellissima barca e va in giro per il Mediterraneo con gli amici. Un altro ha scritto un libro che ha avuto un insperato successo. Una mia amica è diventata famosa facendo della pubblicità, un’altra ha adottato un bambino, una terza ha semplicemente imparato a godere delle cose bello che incontra: un bagno nel mare, il suo giardino, un viaggio, una festa da ballo e, quando le parli, ti rasserena.
Per questo non bisognerebbe mai dire «tanto ormai». Tanto ormai non posso avere figli, tanto ormai non mi sono laureato, tanto ormai sono in menopausa, tanto ormai sono in pensione. Non ha senso: è come dire «tanto ormai i saldi sono finiti». Sì i saldi sono finiti, ma ci sono infinite altre possibilità di acquisto.
E non bisognerebbe nemmeno perdere tempo a lamentarci di non avere più questo o quello, o rimuginare sui nostri errori o sul male che ci hanno fatto gli altri. Sbagli ne facciamo tutti e cattiverie ne riceviamo tutti.
Non è semplice ottimismo: fa le cose che ti piacciono, che ti stimolano e lascia perdere il resto. Non parlare con chi ti è antipatico, chi ti annoia, non guardare i film che non ti interessano, spegni la televisione che ti irrita. E se invece c’è qualcosa che per te ha realmente valore, lotta per realizzarlo. Sei vivo a novant’anni come a venti. E lotta senza paura, col piacere, con il gusto di farlo, come se fosse una gara di sci, o di tennis, o una maratona.”
Articolo (a mio parere bellissimo) di Francesco Alberoni tratto da un numero del Corriere della Sera di qualche anno fa.



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