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Libertà


mamma

Ciao,

sono Lara e vorrei raccontare la storia del mio ragnetto. Vi chiederete cosa c’entra in questo sito un ragno… Be’ ora capirete.
Nel 2009 ho cominciato ad avvertire ripetuti sensi di malessere fisico e psicologico. Ero stanca, piena di ansia e paura. Mi sentivo inadeguata e incapace di affrontare qualsiasi cosa.
Questa morsa opprimente che quotidianamente mi attanagliava il cuore e mi bloccava il respiro era come un ragno e dopo un po’, per quanto possa sembrare assurdo, è diventato il mio amico alleato.
Il mio ragnetto-sintomo, stringendo le sue zampine sul mio stomaco, togliendomi il respiro e facendomi male voleva solo richiamare l’attenzione su di sé e su di me!
Purtroppo questo non l’ho capito subito, anzi c’è voluto un po’ di tempo e la guida e l’aiuto di Noemi.
Il mio ragno all’inizio era un nemico da sopprimere e da evitare, quindi per ignorare le brutte sensazioni che provavo “grazie” alla morsa delle sue zampette forti e pelose, cercavo di impegnare le mie risorse fisiche e psicologiche in ulteriori impegni e sforzi. Mi dedicavo alla casa, al lavoro e soprattutto agli altri. Eppure, nonostante l’impiego di queste antiche strategie, era tutto inutile perché nel momento in cui lo sforzo era stato compiuto lui stringeva ancora di più e io stavo male. In realtà non volevo ascoltare quello che aveva da dirmi, ogni cosa era dolorosa e assurda. Ma così il risultato era che non ascoltavo me stessa e i miei bisogni. Perché di questo si trattava. Durante la mia terapia, dopo un lungo cammino insieme, sono riuscita a dare voce al mio ragnetto e ad imparare a dare voce ai miei bisogni e a quelle parti di me più fragili.
Mi ricordo bene quel giorno e le sue sensazioni: la morsa, l’angoscia, la sensazione di incapacità assoluta a qualsiasi reazione. Avevo raggiunto il fondo, il limite dell’apatia. Avevo paura ed ero convinta che non sarei mai riuscita a superare quel momento, e lì il primo attacco di panico ha segnato il mio percorso. Ora so che è stato un bene, il nostro corpo ci trasmette segnali che vanno ascoltati, proprio come il mio ragnetto. Grazie a quell’attacco di panico ho capito di aver bisogno di aiuto e l’ho cercato, ho capito che forse era il caso di indagare cosa non stava più funzionando bene nel modo in cui percorrevo il mio cammino di vita.
La prima volta che mi sono presentata da Noemi avevo una cartella in mano, con esami del sangue e altri tipi di analisi. Era come se stessi andando dal medico di famiglia con la pretesa che in una seduta, con la “parolina” magica, i miei problemi sarebbero spariti e io sarei tornata quella di sempre. Mi sono sbagliata: la terapia non è così. Con la terapia ci vuole tempo. La terapia è un momento prezioso di analisi di noi stessi, è la manifestazione dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. È un momento di sfogo, di verità assoluta e sincerità con se stessi. All’inizio si può provare vergogna o “timore” di dire cose sbagliate perché si ha la paura che chi ti sta di fronte ti possa giudicare, ma con il passare delle sedute, questo “timore” scompare perché la verità e le emozioni che salgono portano solo del bene a se stessi e aiutano a ricostruire, come fossero piccoli tasselli di un puzzle, quello che siamo stati per, alla fine, riconoscerci profondamente in quello che siamo ora.
Ho imparato a dare voce al ragnetto e sto sempre più imparando ad ascoltare la mia piccola Lara, a prenderla per mano e accompagnarla. Ora mi prendo cura di me e dei miei bisogni.
Non ho ancora raggiunto il traguardo finale, ma è bello e gratificante guardare indietro la strada percorsa e riconoscere i miei compagni di avventura e cioè tutti i sintomi a cui durante la terapia ho dato un nome e che ora non sono più sconosciuti che mi fanno paura, ma amici fedeli che ho piacere di incontrare e che forse hanno ancora qualcosa da dirmi.
Quante cose sono cambiate da allora! Vedo ancora delle parti in salita, ma sono strade bianche, ho la possibilità di vedere ampi spazi aperti e colorati, sento intorno a me il profumo dei fiori e vedo di nuovo il colore del cielo.
Lara

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Quando ho iniziato il mio percorso stavo male, non trovavo gioia, non avevo idee, mi sentivo una persona inutile trascinata dalla corrente del tempo… così mi sono rivolto a Noemi, superando la prima e più difficile barriera: chiedere aiuto. Vergogna e pregiudizio spesso ci impediscono di contattare uno psicologo. Con molta difficoltà ho superato questa barriera e sono arrivato a quella porta. È passato un anno da quel giorno, ma sembra passata un’intera vita. La persona che è uscita da quella porta non è la stessa che era entrata.
Sono entrato privo della voglia di vivere, privo di speranza nel futuro e del coraggio di credere e inseguire i miei sogni. Ma soprattutto diviso dentro.
Ora ne esco unito, con progetti per il futuro e mille idee per la testa. E questo grazie alla strada che abbiamo fatto insieme.
Questo percorso luminoso mi ha portato fuori dal tunnel oscuro dove mi ero perso. Ho aperto gli occhi sul mondo e soprattutto ho trovato ascolto e incoraggiamento.
Mai come adesso riesco a vedere in pieno il mio potenziale.
Grazie… Ora volo di nuovo.

P.M.P.



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