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IL MIO MESTIERE

“Tutte le cose sono belle, e lo diventano ancora di più quando non abbiamo paura di conoscerle e provarle. L’esperienza è la Vita con le ali.”
(K. Gibran)



  • Una metafora
  • I miei valori
  • Psicoterapia individuale
  • Psicoterapia di gruppo
  • Psicoterapia di coppia
  • Psicoterapia del bambino e dell'adolescente
  • Sostegno alla genitorialità
  • Psicologia dell'emergenza e della salute
  • Consulenza psicologica o counseling
  • Psicologia della performance
  • Colloqui on line (Skype)

Prima del tempo di quella prima volta in cui qualcuno ha bussato alla mia porta e abbiamo iniziato a parlare, le cose sono state simili per tutti noi. Giorno dopo giorno, in compagnia a volte di altri e sempre di noi stessi, ce ne siamo andati in giro con la nostra bici sulle strade della vita. Gli anni si sono accumulati uno dietro l’altro e le esperienze sono state tante e diverse. Abbiamo pedalato in spazi di ogni tipo. Città, paesi, mare, boschi, campagna. Abbiamo pedalato in un movimento che non è mai stato uguale a se stesso. Abbiamo sofferto nelle salite e riso nelle discese. Abbiamo incontrato i bivi e abbiamo scelto. Abbiamo usato l’istinto, le mappe, i consigli, la ragione. Abbiamo pedalato in compagnia del sole, della pioggia, della luce e del buio. Abbiamo pedalato controvento e ci abbiamo messo il cuore. Siamo andati avanti, volta dopo volta, chilometro dopo chilometro. E ne abbiamo fatta tanta di strada. Vivendo esperienze che sono andate bene ed esperienze che sono andate male. Ma lo sapevamo, la vita è fatta così. E se non lo sapevamo, perché nessuno ce l’aveva insegnato, lo abbiamo dovuto imparare. Siamo caduti, ci siamo rialzati e ci abbiamo riprovato. Siamo stati bravi. E possiamo essere fieri di noi. Abbiamo fatto del nostro meglio e quel “nostro meglio” ci ha portato fin qui.


A volte però tutto questo non basta più. O non basta a sufficienza. Possiamo essere stanchi, confusi o incerti. Possiamo porci delle domande e non trovare risposta. Possiamo sentirci soli, abbandonati, inadeguati, tristi, arrabbiati o impauriti. Possiamo pedalare con fatica, prendere troppe buche, bloccarci ai bivi, sbagliare strada.. . E si può proseguire in questo modo anche per un bel po’, pedalando male e non sapendo bene che fare, fino a capire che andare avanti così non si può più. “Che posso fare per me?”, ci si domanda, “come posso uscirne?”


Per qualcuno tutto questo è difficile. La musica di sottofondo è sempre stata quella del “bisogna arrangiarsi da sé” e che brutta cosa chiedere aiuto! Ma poi si capisce che non è necessario sia così, che a chiedere aiuto si è forti e non deboli, e forse ci si può provare di nuovo, ad avere un po’ di fiducia in un altro. E se ancora neppure così ci si decide, a volte è il disagio a prendere in mano la bici e a scegliere per noi. Stiamo troppo male. Bisogna portare la bici da qualcuno. Bisogna analizzare la propria pedalata. Bisogna prendersi cura di sé. E prima lo facciamo e meglio è.


Ecco, io sono una sorta di “restauratrice di bici, esperta in pedalate”. Se arriverai da me, nel tempo dei nostri incontri insieme, faremo molte cose. Inizieremo col conoscerci e ci metteremo seduti in qualche angolo tranquillo a capire che cosa non sta funzionando nella tua bici e nel tuo modo di pedalare nella vita. Cosa hanno da dirci il disagio e la domanda che porti? Cosa stanno dicendo di prezioso di te e della tua storia? Qual è la farfalla che sta cercando di uscire? Questo primo momento sarà il momento della consapevolezza. Lo scoprirai da te, è un momento preziosissimo. Io ti porrò delle domande, cercherò di capire cosa ti è accaduto e mentre lo farò inizierò a passarti gli strumenti del mestiere. Il nostro obiettivo, infatti, è che tu possa imparare presto a prenderti da solo cura di te e della tua bici.


Dopo un po’ di questa frequentazione, inizieremo ad andare in giro insieme. Magari porteremo la bici a mano, o magari ci saliremo già su. Io mi accosterò a te con la mia bici e pedaleremo fianco a fianco. Anche questo momento sarà prezioso. Potremo vedere in che modo ti relazioni ad un altro significativo e in che modo gli pedali accanto. Anch’io potrò ripagare la fiducia che mi accordi rimandandoti ciò che vedo sulla tua bici e sul tuo modo di pedalare.


Poi ogni volta, dopo il momento del nostro incontro, ci saluteremo. Io tornerò alla mia bottega e tu alla tua vita. Per i primi tempi ti dimenticherai di quell’ora insieme. Ma dopo un po’ il nostro lavoro ti verrà in mente e inizierai ad usare gli strumenti che abbiamo costruito. Dopo una settimana o a volte qualcosa di più, tornerai nella mia bottega e di nuovo usciremo. Mi racconterai come sta andando e troveremo sempre qualcosa da scoprire e approfondire. Potrebbe perfino accadere che ti appassionerai di te, della tua bici e della tua storia. Ti piacerà capirti, aggiornare le tue mappe stradali, restaurare la tua bici e renderla finalmente la bici che avresti sempre voluto per te. Sarà molto bello perché starai imparando ad occuparti di te!


Certo, accadrà che cadrai ancora. E ti scoraggerai. Ma ogni caduta, e io te lo ricorderò, sarà solo un’ulteriore occasione per imparare qualcosa su di te. Non sarà un fallimento. Il fallimento sarebbe smettere di provarci. Imparerai così che certe cadute sono proprio “le tue” cadute. E per un po’, lo scoprirai e te ne stupirai, ne sarai addirittura quasi attratto. È normale! Sono le buche che conosci da sempre. Anche se quando ci cadi ti fai male, sono un male ed una buca che conosci molto bene. E noi umani tendiamo a scegliere sempre ciò che conosciamo. Quando cadrai, ti lamenterai o ti arrabbierai. Potrai anche pensare che il nostro lavoro non stia servendo proprio a un bel niente. Ma presto smetterai di lamentarti e di arrabbiarti e sarai capace di capire perché sei caduto, di prenderti per mano e di tornare in sella sempre più velocemente. E dopo un po’ di tutto questo, saprai riconoscere molto bene le “tue buche” e qualche volta ancora sbanderai, ma poi con accuratezza le eviterai. Fino a quando sarai giunto all’ultimo capitolo del tuo libro di viaggio: mbierai strada perché sentirai che quelle buche sono le buche del tuo passato e nel tuo presente non le vorrai più.


Autobiografia in cinque corti capitoli

Capitolo primo
Cammino lungo una strada.
C'è una buca profonda nel marciapiede.
Ci casco dentro.
Sono perduto,
non posso farci nulla,
non è colpa mia.
Ci metto una vita per uscirne.

Capitolo secondo
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una buca profonda nel marciapiede.
Faccio finta che non ci sia.
Ci casco dentro.
Non posso credere di essere ancora nello stesso posto.
Ma non è colpa mia.
Mi ci vuole un sacco di tempo per uscirne.

Capitolo terzo
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una buca profonda nel marciapiede.
La vedo benissimo.
Ci casco dentro di nuovo;
è un'abitudine.
Ma i miei occhi sono aperti:
so dove sono.
È colpa ma.
Ne esco immediatamente.

Capitolo quarto
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una buca profonda nel marciapiede.
Ci cammino intorno.

Capitolo quinto
Me ne vado per un'altra strada.
Portia Nelson


Come raggiungere tutto questo? Dipende, ci sono diversi modi, tempi e compagni di viaggio. A ogni situazione e necessità corrisponde uno strumento diverso. A questo servono la Psicoterapia individuale, la Psicoterapia di gruppo, la Psicoterapia di coppia, la Psicoterapia del bambino e dell’adolescente, la Consulenza psicologica, la Psicologia della Performance e i Colloqui on line (Skype). A tal riguardo, nelle pagine sottostanti vi dirò qualcosa di più.

Nonostante le difficoltà che anch’io come tutti noi ho attraversato devo molto alla vita e alle esperienze che l’hanno caratterizzata. I valori che mi sono stati trasmessi dagli incontri e dagli studi che ho fatto, dalle storie che ho ascoltato e dalle riflessioni che negli anni ho compiuto su di me e con me sono ciò che ogni giorno mi accompagna. Sono un corredo che cerco di tenere sempre al mio fianco nelle discese e nelle salite della mia professione e della mia vita.


La positività

Non sono una inguaribile ottimista o una positiva con la testa tra le nuvole. Sono una positiva realista. Credo che la vita ci dia sempre una e mille opportunità di cambiare e stare bene. Credo anche che non ci venga mai dato un ostacolo che non sia qualcosa che con impegno, fiducia e motivazione non possiamo affrontare. Credo che nei momenti di crisi ci sia la possibilità di cambiare e rivedere il nostro copione di vita per, finalmente, decidere noi per noi stessi e per la nostra vita sganciandoci dalle sofferenze del passato e dalle trame di vita di chi c’era prima di noi. Non sono una illusa. Non credo che tutto questo sia facile né credo che sia tutto bello e roseo. A volte la vita consegna prove durissime. E per alcune di esse io non ho risposte. Non ne conosco il perché. Ma credo che rimanere positivi, fiduciosi e, soprattutto, rimanersi accanto con amorevolezza, concretezza e speranza siano le uniche strade possibili per farcela. E anche la ricerca neurobiologica dimostra come tutto questo aiuti il nostro sistema immunitario e il nostro cervello ad attivare le innate capacità reattive e di autoguarigione.


La responsabilità

Come già diceva il saggio Eric berne credo che ognuno di noi sia OK, cioè che ognuno di noi abbia dentro di sé risorse adeguate per pensare, cambiare, crescere ed imparare. Nonostante quindi i torti subiti, che certamente ci sono e fanno parte della vita di ogni essere umano (anche dei nostri genitori), ognuno di noi ha la responsabilità personale di sé, della propria vita e di ciò che vuole farne. E ognuno di noi può farcela. All’interno dei limiti propri e dei limiti dati dalle condizioni oggettive c’è sempre un margine di possibilità.


La relazione

Nel mio lavoro la relazione che imposto è paritaria, contrattuale e aperta. Paritaria significa che ognuno di noi è OK, pertanto, pur nel rispetto e nella consapevolezza delle diverse competenze e risorse, ognuno di noi porta nella relazione terapeutica (intesa come relazione volta alla consapevolezza e/o al cambiamento) contributi preziosi e paritari necessari ed indispensabili per la buona riuscita del progetto. Contrattuale significa che si decide/contratta insieme dove andare (l’obiettivo) e insieme si condivide la responsabilità del viaggio. Aperta significa che gli strumenti che uso non sono nascosti o segreti, ma condivisi e attivamente “insegnati” affinché possano essere utilizzati nel proprio percorso individuale fuori dalla stanza di terapia.


Il non giudizio

Nel mio lavoro e nella vita credo nell’accoglienza e nel non giudizio. Nella mia stanza vengono accolte tutte le parti della personalità. E nessuna di esse sarà giudicata. Il primo passo per il cambiamento, per l’amore di sé e per il ben-essere è l’accoglienza di tutte le nostre parti e manifestazioni. Anche se dolorose, anche se incomprensibili, anche se vergognose, anche se, al giudizio dei più, brutte e cattive. Non mi interessa. Non vado mai dietro a chi si attacca in maniera distruttiva affossandosi sempre di più. Non mi stancherò mai di richiamare chi mi sta di fronte al dovere di accogliersi e di adottare un atteggiamento non giudicante verso di sé. Ogni cosa della nostra vita, bella o brutta che sia, ha un senso. Attaccarsi non serve a nulla. Farlo può essere qualcosa di umanamente comprensibile, ma rimane pur sempre qualcosa che va fermato ed evidenziato il prima possibile se si vuole stare bene. Preciso che il non giudizio non significa giustificare ogni nostra azione. Comprendere e accogliere sono operazioni ben distinte dal giustificare. Come scritto qualche riga più su, ognuno di noi ha la possibilità di imparare, crescere e cambiare, ciò significa che abbiamo la possibilità di modificare i nostri comportamenti se ne abbiamo compreso il senso e sentito la portata emotiva a lungo taciuta.


La concretezza, l'esperienza e la scientificità

Prediligo un lavoro centrato sulla concretezza della vita e sull’esperire piuttosto che su teorie, principi astratti e interminabili spiegazioni. La consapevolezza di sé e della propria storia, sulla quale si fonda il nostro oggi, è motore per il cambiamento concreto. Lavoro usando strumenti concreti, efficaci e soprattutto sostenuti dalla ricerca scientifica.

Nel cammino che faremo insieme potremo usare diversi strumenti. Ognuno di essi ha specificità e preziosità differenti. Sceglieremo ascoltando i bisogni che porterai e le mete che sentirai buone per te in questo momento della tua vita.


Nel viaggio mediante la Psicoterapia individuale “pedaleremo” soli io e te. Il nostro tempo insieme sarà un tempo solo tuo nel quale potrai raccontarti, scoprirti e dare un significato al disagio che senti e a quanto di oscuro e impasticciato accade nella tua vita interiore e relazionale. Ogni dinamica che accadrà tra noi ed ogni tema che porterai saranno molto importanti. Potremo analizzarli ed osservarli arrivando ad una più ampia comprensione di te e della tua vita. Tracceremo collegamenti tra il disagio di oggi e gli accadimenti di ieri. Comprenderemo cosa “proietti” sugli altri e quali aspettative riversi nelle relazioni. Scoprirai cosa ti è mancato nel passato e come puoi iniziare a dartelo nel presente. Il nostro viaggio ti porterà ad un nuovo modo di pensare a te stesso, alla tua storia e ai tuoi rapporti. Ti porterai via ben-essere, cura di te, consapevolezza, flessibilità e libertà.


Le relazioni a due sono speciali e preziose. Ma in certi momenti della vita è molto bello e utile pedalare in compagnie maggiori di due. A questo serve la Psicoterapia di gruppo. Quando avrai capito un po’ di cose su di te, sulla tua bici e sul tuo modo di pedalare nel mondo potrebbe essere perciò arricchente ed importante pedalare insieme ad altri che come te si sono rivolti ad un restauratore di biciclette. Pedalare, riposarsi, ed emozionarsi in compagnia sono tutte esperienze molto importanti e correttive perché potrai farle in una cornice privilegiata e protettiva, quella della psicoterapia e del legame di gruppo, che ti permetterà di scoprire molte cose. Come ti metti in relazione con gli altri? Come ti senti ad ascoltare gli altri? E come ti senti a narrare di te davanti ad altri? Tante più cose imparerai e scoprirai, tante più cose potrai portare via con te. Più passerà il tempo e più il legame con gli altri ciclisti del gruppo si farà forte, solidale, accettante e prezioso. Conoscerai la tua storia, ma anche quella degli altri. Le esperienze dei tuoi colleghi ciclisti ti aiuteranno a riflettere e amplieranno i tuoi punti di vista. Alla lunga tutto questo aumenterà il senso di sicurezza che avvertirai nella relazione con te stesso e con gli altri fuori nel mondo. Ti porterai via ben-essere, consapevolezza, flessibilità, attenzione per te e per gli altri, ascolto, pazienza, esperienze, autenticità e legami.

Nella Psicoterapia di coppia viaggeremo in tre. Ci occuperemo del vostro “noi”, della sua storia e delle due individualità che lo compongono. Potreste avere bisogno di questo intervento per superare dei momenti di crisi, per ristabilire una comunicazione/intesa perduta o per separarvi in un modo rispettoso di voi, di quello che c’è stato e soprattutto dei vostri figli.


Darsi la possibilità di fermarsi e sedersi l’uno accanto all’altro davanti ad un terzo neutrale richiede molto coraggio. È darsi la possibilità di prendersi del tempo per un “noi” che troppo spesso viene trascurato, dato per scontato e assorbito della frenesia della vita. È tornare a essere squadra per capire, accogliere, conoscere ed evolvere. Quando la finalità è quella di superare le difficoltà relazionali della coppia, questo viaggio dona la possibilità di conoscersi autenticamente. Sono le nostre storie affettive che si sono cercate ed unite , sono le nostre parti in ombra che si sono volute per trovare luce e protezione nel legame con l’altro. Ma se in un primo tempo tutto questo ha donato benessere, euforia e ossigeno, dopo un po’, se non è rivisitato, diventa limite e aria pesante. Le parti in ombra devono essere riprese e la propria storia affettiva, con i suoi vuoti e le sue mancanze, deve essere risolta nella compagnia di se stessi. Se questo non accade i vuoti reciproci si intersecano portando a frustrazione e malessere. Diventa allora necessario fermarsi per rispondere ad un po’ di domande. Cosa è accaduto a quel “sì” un tempo così innamorato e sincero? In che modo le personali storie affettive si sono malamente intersecate? Quali sono i rispettivi vissuti individuali rispetto allo stare insieme di oggi? Quali sono i bisogni reciproci che stanno rimanendo insoddisfatti? Come rispondere alla sfida più grande e difficile che è quella di rimanere insieme?

“... e vissero per sempre felici e contenti. Nelle fiabe, naturalmente, perché nella realtà non basta un “sì” [...] per garantire un futuro senza nubi. Il legame di coppia va consolidato mediante un processo di maturazione di conoscenza reciproca, guidato con saggezza attraverso le numerose prove del fuoco (con la consapevolezza che ne uscirà mutato), amato e accudito finché non diventa “adulto”, ossia finché i partner non raggiungono un grado di comunicazione e comunione tali da creare una sorta di super-entità, essenziale per una lunga e stimolante relazione.” (J. Viorst)

Si può anche pedalare con bici un po’ più piccole di quelle degli adulti. È il caso della Psicoterapia del bambino e dell’adolescente. Queste sono pedalate davvero molto speciali e delicate. I momenti di crisi che i piccoli/grandi ciclisti portano sono preziose occasioni per rimettersi in equilibrio prima che le difficoltà della vita si strutturino eccessivamente. I bambini e gli adolescenti, in misura diversa in base alla loro fascia d’età, non sono ancora in grado di pedalare completamente da soli. Al loro fianco, fisicamente e simbolicamente, ci sono le persone che se ne prendono cura. Ed è anche di loro che avrò bisogno. Il viaggio, in questo caso, con le dovute differenze legate all’età dei ciclisti in questione (infanzia, pre-adolescenza o adolescenza), richiederà il prezioso aiuto dei genitori. È necessaria una squadra che abbia la motivazione a comprendere, porsi delle domande, ascoltare e recuperare.

Che essere genitori sia il mestiere più complesso del mondo non è per niente un luogo comune. E accanto alla bellezza del prenderci cura dei nostri cuccioli ci sono tante difficoltà e ambivalenze che si affacciano nel nostro mondo interiore. Vanno accolte, valorizzate e comprese. Ignorarle ed ignorarsi come persone, per focalizzarsi solo sulla genitorialità (sui figli), porta sempre ad una lunga sequela di pasticci che si tramanda da una generazione all’altra. Occuparsi di un altro non può prescindere, mai, dal saper occuparsi di sé e del bambino che si ha dentro. Una persona felice e consapevole è un genitore felice e consapevole che è in grado di trasmettere al proprio figlio sicurezza e felicità.


Oltre a tutto questo a volte irrompono nella vita di un sistema familiare accadimenti importanti e gravi che segnano la stabilità e serenità dei genitori. È il caso di malattie, traumi o disabilità (acute o croniche) a carico dei figli. Sono momenti di grande difficoltà, sgomento e dolore. Queste ferite, se non risolte, rendono il genitore incapace di esserci in modo funzionale per il proprio figlio. Un genitore traumatizzato non è in grado di sintonizzarsi con i bisogni affettivi del proprio figlio (perché troppo assorbito – più o meno consapevolmente - dalle proprie ferite) e di esserci in modo confortante, rassicurante e sicuro. Un genitore traumatizzato è un genitore ferito che ha bisogno di occuparsi della sua ferita. In situazioni di crisi bisogna quindi chiedere aiuto ed occuparsi singolarmente della ferita al proprio sé genitoriale. Nella maggior parte dei casi, questa cura è sufficiente per la ripresa di sane e buone funzioni genitoriali, per il ristabilirsi della serenità nella relazione genitore-figlio e perché il figlio tornando ad avere un genitore sintonizzato, presente e rassicurante possa stare meglio. Di tutto questo mi occupo mediante gli interventi di Sostegno alla genitorialità e alla maternità.

Certi avvenimenti della vita irrompono nella nostra quotidianità producendo stress, caos e destabilizzazione. Un incidente, una catastrofe naturale, un’aggressione fisica, un lutto, un aborto, una malattia fisica improvvisa o cronica... Che sia accaduto a noi o ad un nostro caro non cambia. Sono situazioni in cui è necessario fermarsi per prendere fiato e rivedere quello che è improvvisamente accaduto ed ha travolto la pedalata della vita. Con gli interventi di Psicologia dell’emergenza e di Psicologia della salute mi occupo di tutto questo costruendo percorsi mirati indirizzati alla cura del trauma, al sostegno psicologico ed al recupero del benessere psicofisico. Sono questi i settori in cui l’EMDR mostra tutta la sua straordinaria efficacia.

Dal momento che siamo un po’ come degli alberi e tutte le parti di noi sono collegate l’una all’altra, può anche andare bene dedicarsi solo a qualche ramo senza scendere più di tanto nella profondità delle radici. Possono quindi servire solo piccoli interventi per riprendere a fiorire. Concimare, potare, pulire... potremo farlo insieme mediante la Consulenza psicologica o Counseling. Questi interventi si pongono obiettivi più circoscritti e legati al presente. È un po’ come rimettersi in carreggiata recuperando risorse e capacità senza andare più di tanto nel passato. L’importante è mantenere la consapevolezza che è anche di quello che siamo fatti ed è da lì che arriviamo. I collegamenti che sapremo tracciare e le osservazioni che faremo saranno già in grado di potenziare le risorse e di chiarire aspetti confusi del presente. Nel caso di queste pedalate è però necessaria un’onesta “Avvertenza all’uso”: questi tipi di interventi non sono efficaci nel guarire aspetti più profondi, ampi e carichi di sofferenza. Se decidiamo di pedalare insieme per pochi chilometri è importante sapere a che meta ci è concesso arrivare. Il miglior modo per raggiungere i nostri obiettivi è, infatti, conoscerne punti di forza e limiti.

Certe professioni, impegni e passioni richiedono un grande investimento in termini di tempo, energie, attenzione e risorse. È il caso di impegni ad alto “profilo” e stress come quelli manageriali, accademici, sportivi o artistici. Con gli interventi della psicologia della motivazione e della performance il focus che ci poniamo è quello di pedalare dritti e concentrati verso un obiettivo specifico. Imparerai ad usare gli strumenti della mente (immaginazione, fantasie guidate, focalizzazione dell’obiettivo e delle risorse, attenzione selettiva e così via) per potenziare le tue capacità al raggiungimento della meta desiderata. Gli interventi sono condotti e rafforzati utilizzando la cornice teorica e tecnica dell’ E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) che basandosi sul funzionamento fisiologico del nostro cervello è in grado di sollecitare, non solo la risoluzione del ricordo degli avvenimenti traumatici del passato, ma anche l’installazione ed il potenziamento delle risorse già presenti o desiderate.


La psicologia della performance si focalizza unicamente sul presente accogliendo, ma “mettendo via”, le eventuali risacche del passato che sono da ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo desiderato. Rimane però ragionevole e ovvio che se la situazione della storia e della personalità del soggetto è molto sofferente non c’è nessun intervento motivazionale che possa risollevare magicamente il soggetto senza che il disagio/disturbo sottostante venga accolto, compreso e risolto. Oltre a questo, ci tengo ad evidenziare come anche gli interventi condotti all’interno della psicologia della performance richiedano un percorso relazionale volto alla costruzione di una buona alleanza di lavoro ed una conoscenza iniziale molto approfondita della storia del soggetto e della sua personalità. Se l’alleanza di lavoro viene a mancare non si può costituire la squadra e vengono a mancare le risorse e le energie che proprio da questa derivano. Se, invece, viene a mancare la conoscenza e la consapevolezza della storia del soggetto e del suo modo prevalente di funzionare (personalità) ci saranno sempre degli elementi inconsci disturbanti che interverranno nel processo di raggiungimento dell’obiettivo.

Se pedalare di presenza non sarà possibile, potremo farlo con i Colloqui on line (Skype). Certo non sarà mai come quelli di presenza, ma nella vita dobbiamo pur fare di necessità virtù. E così, se si abita lontano o magari si viaggia tanto per lavoro, potremo ovviare a queste distanze con la tecnologia di oggi.